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Manual Stranieri in casa nostra: Immigrati e italiani tra lavoro e legalita (Frontiere) (Italian Edition)

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Penso proprio di no. Op- pure bisogna distinguere, anche in questo caso, tra rom anziano, minore, senza casa? A chi bisognerebbe prendere le impronte?

Full text of "Carte italiane"

A tutti i minori rom, anche se italiani? A tutti coloro che vivono nei campi? Quindi di nuovo: i rom sono assimilabili a una situazione socio-abitativa? Una suddivisione etnica, appun- to. Que- sta donna, come tutti i rom, vive in una famiglia allargata, costituita da lei, il suo compagno, i loro tre figli e dieci nipoti. Infatti per Lilia era perfettamente normale muoversi con i tre ni- poti tra le due parti di uno stesso nucleo familiare. Un ultimo racconto esemplificativo.

Una collega aveva inviato al servizio sociale di competenza una madre rom per una richiesta di latte al neonato. La mia collega ha fatto presente di aver fatto fare la certificazione di agalattia alla signora e che pensa- va le fosse stata consegnata. Con queste pagine non volevo trasmettere una visione negativa di alcune ca- tegorie professionali o di determinati servizi, alcuni dei quali sono eccellenti e ricchi di splendide intelligenze, ma porgere un elemento di riflessione rispetto ai pregiudizi e agli stereotipi che condizionano ognuno di noi.

Il lavoro prevede una prima fase durante la quale le animatrici si recheran- no presso le zone abitate dalle famiglie per un primo momento di avvicinamen- to. Questi momenti possono inizialmente partire dalle famiglie legate alla scuola, per poi allargarsi a tutta la cittadinanza. In conclusione, e per una prima valutazione del progetto, attualmente in pie- no svolgimento, possiamo evidenziarne gli aspetti positivi e i nodi critici.

Alcuni ragazzi sono stati avviati a corsi professionali per il conseguimento della licenza media e conseguentemente si avvieranno progetti di inserimento la- vorativo per i giovani. I percorsi educativi. Il lavoro concreto a favore dei gruppi rom e sinti ha sempre fatto riferimen- to a tre presupposti irrinunciabili. Dal punto di vista metodologico sono stati adottati alcuni accorgimenti, proprio per adattarsi alle caratteristiche di queste donne. Tuttavia resta il rapporto instaurato con le donne del campo.

La scuola. Tali regole sono anche quelle che connotano il luogo nel quale si svolge quotidianamente la loro vita: il luogo, segregato e segregante, in cui essi si trovano provvisoriamente a risiedere con la loro famiglia, o nel quale so- no nati. Del resto in Italia, al contrario di altri paesi europei, esistono pochi percorsi istituzionali di ac- compagnamento per adolescenti rom e sinti che, come le borse di studio o le borse- lavoro, potrebbero consentire loro di raggiungere livelli superiori di istruzione e ac- cedere a diverse professioni, anche di tipo intellettuale.

E tale sembra essere oggi purtroppo il futuro che li attende. Mi riferisco, in particolar modo, alle re- gole che scandiscono la giornata a scuola, come quelle che riguardano le pre- senze e le assenze, lo scambio comunicativo con la famiglia, il poter usufruire della mensa e di altre facilitazioni per lo studio.

Nella scuola si riscontra la tendenza a perpetuare mo- di e metodi spesso inadeguati, che non considerano e non valorizzano le differen- ze, in quanto lo scopo prevalente sembra essere quello di uniformare gli allievi. Di fatto questa impostazione finisce col negare il problema della differenza. Il disinteresse verso la loro cul- tura e il pregiudizio negativo nelle sue forme peggiori vengono applicati anche al- la loro lingua, anzi sarebbe meglio dire, alle lingue dei rom e sinti. In questa ricostruzione, particolare importanza andrebbe riservata alla con- siderazione di questi allievi come parlanti bilingui o anche trilingui, una condizio- ne che viene sovente tenuta presente rispetto ai bambini stranieri, ma spesso in- vece ignorata o molto sottovalutata per quanto riguarda i bambini rom e sinti.

Si trovano nella condizione di chi deve appren- dere contenuti che non conosce in una lingua che non sa. Tutti gli studi raffinati che riflettono e ripensano questo passag- gio, da quelli filosofici a quelli antropologici, da quelli psicoculturali a quelli psi- colinguistici, mostrano come questo passaggio implichi una ristrutturazione del- la mente e un profondo cambiamento che tutti i bambini attraversano.

La scrittura rappresenta un oggetto potente e affascinante di cui i bam- bini rom sinti vorrebbero impadronirsi e nel contempo liberarsi. Il lavoro. A partire dalla L. Per valutazione della rilevanza nel contesto delle politiche sociali si intende, invece, la ricaduta nel medio e lungo periodo delle sperimentazioni Equal sulla pro- grammazione sociale, sia a livello locale che regionale, in termini di trasferimen- to e disseminazione delle prassi di intervento sperimentate.

Allo stesso tempo la popolazione rom e sinta si presenta come un target group eterogeneo e portatore di bisogni diversificati, riconducibili alle dimensioni di una qualsiasi popolazione, imponendosi alla programmazione so- ciale come tematica trasversale. Milano ha risposto, con luci e ombre, a partire dalla fine degli anni Settan- ta, alla richiesta degli zingari di avere dei luoghi certi dove potersi fermare. Certamente ha vissuto molto meno la passione per i di- ritti. Ha messo in gioco di volta in volta tutti gli attori possibili, condizionando- li o mettendoli a tacere: politici, Chiesa e volontariato, operatori sociali e istitu- zioni, organi di informazione.

Per queste ultime si tratta, principalmente, di manodopera in nero nei cantieri edili. Infine, si vuole in- centivare la partecipazione diretta degli interessati alla progettazione degli in- terventi a loro destinati, attraverso la condivisione delle politiche a cui tali azio- ni dovranno fare riferimento. La presa in carico del- le famiglie interessate dal progetto ha una durata di due anni, eventualmente estendibili a tre. Nelle conclusioni PAR. Infine, possono essere definite in rapporto ai criteri di valutazione usati per valutare o mettere in discussione, in situazioni pubbli- che di disaccordo, la giustizia di un dato ordine normativo regime della giusti- ficazione.

Si vive alla gior- nata pensando al luogo in cui poter rifugiarsi in caso di sgombero e ai pochi be- ni personali da raccogliere. Le persone di riferimento restano poche e sono, spesso, solo i componenti della ristretta cerchia familiare. Una connotazione etnica che separa nettamente questi gruppi dal resto del- la popolazione, anche sul piano morale. Una forte segregazione spaziale degli insediamenti abitativi predisposti. Innanzitutto, un meccanismo di concentrazione spaziale del disagio e degli svantaggi sociali.

In secondo luogo, un meccanismo di separazio- ne spaziale del contesto abitativo del gruppo considerato. In terzo luogo, un meccanismo identitario di appartenenza al contesto abitativo. In quarto luogo, un meccanismo di svalutazione della rendita immobiliare nel contesto abitativo. Invece, tendenzialmente questo non avviene, e i campi ri- producono incessantemente la segregazione per cui sono stati pensati e i mec- canismi identitari di appartenenza che li caratterizzano.

La stigmatizzazione non crea la segregazione, ma la mantiene e la riproduce. I meccanismi di concentrazione, separazione e svalutazione si com- binano a rinforzare un meccanismo identitario nella sua ambivalenza. In altri termini, campi nomadi e sgomberi sono due facce della stessa poli- tica. Sono effetti per nulla paradossali, ma ben prevedibili. Campi e sgomberi, assieme, producono effetti di impo- verimento. Qui ci interessa sottolineare che sono spese, non investimenti.

Non tutti i gruppi zigani vi- vono in campi nomadi o in baracche. Al contrario: la maggior parte dei gruppi ha acquistato dei terreni e vi ha edificato regolarmente le proprie case quando ha voluto mantenere un habitat fondato su famiglie estese. Altri, invece, hanno comprato dei terreni agricoli in cui hanno collocato le proprie roulotte. Gruppi differenti hanno adottato strategie differenti. Alcune di queste situazioni restano in parte problematiche. Al- tre situazioni hanno comunque riprodotto alcune logiche di segregazione. Tutte e tre queste strategie non sono possibili senza riconoscere i rom e i sin- ti come titolari della propria vita e delle proprie condizioni di vita.

Vitale, parte introduttiva e PARR. Brembilla, PAR. I tempi nelle relazioni familiari quotidiane vengono, invece, scanditi in modo quasi os- sessivamente ripetitivo e ciclico a fronte di un cambiamento continuo del luogo in cui si abita. Le famiglie vengono coinvolte nella ricerca di una soluzione abitativa alter- nativa al campo e sono chiamate a definire con i servizi e la struttura organizza- tiva del programma i progetti personalizzati di accompagnamento che saranno successivamente sviluppati grazie alla partecipazione di soggetti del terzo setto- re.

Le famiglie sono state accolte tanto con interventi di accoglienza transitoria che in alloggi presi in locazione o ristruttu- rati. In parti- colare si osservano: — Il regolamento condominiale in tutti i suoi aspetti. Per quanto riguarda la formazione del gruppo di famiglie da coinvolgere, sono stati definiti criteri oggettivi e soggettivi di valutazione.

Solo parte della popolazione risiede presso i campi-sosta attrezzati, presenti in entrambi i Comuni. Si tratta, in entrambi i casi, di amministrazioni rette fin dai primi anni Novanta del se- colo scorso da giunte di centro-sinistra la stessa maggioranza che esprime la giunta e il presi- dente della Provincia autonoma di Trento ; pertanto tendenzialmente orientate ad assumere iniziative a favore di popolazioni normalmente emarginate e, nel caso delle popolazioni sinta e rom, ostracizzate.

Gli IDE sono disciplinati dalla L. La legge norma gli interventi di: prevenzione; promozione; intervento di aiuto e sostegno alla persona e alla fa- miglia; interventi a integrazione e sostituzione delle funzioni familiari. Si tratta, pertanto, di in- terventi personalizzati che vengono attivati dai Servizi territoriali sulla base di una specifica ri- chiesta presentata dalle famiglie interessate.

Sebbene la maggioranza dei rom e dei sinti che vive oggi in Emilia non pratichi il nomadismo, nella percezione comune resiste la convinzione che le so- luzioni abitative per questi gruppi debbano sempre essere differenziate da quel- le del resto della popolazione. I sinti e i rom che abitano a Bolo- gna si differenziano anche per questo motivo. I rom, sia slavi che romeni, pro- venivano da contesti rurali o da quartieri urbani dove possedevano abitazioni e svolgevano una vita sedentaria. Oltre alla Regione Emilia-Romagna, che ha sostenu- to e cofinanziato il Piano, il Comune ha promosso un tavolo interistituzionale con la presenza della Prefettura, della Questura, dei Comuni di Sasso Marconi e Castel Maggiore per decidere i tempi di smantellamento delle strutture e defi- nire tutte le situazioni pendenti in merito ai permessi di soggiorno di alcuni ospi- ti provenienti dalla ex Iugoslavia.

Al- cune di loro, tuttavia, hanno cercato altre strade. Altre due famiglie hanno seguito percorsi differenti. Rivolgersi alle agenzie immobiliari ha consentito inol- tre di usufruire di appartamenti di piccoli proprietari, permettendo che i bene- fici delle misure straordinarie avessero una ricaduta anche su una parte del ceto medio bolognese interessato a mettere a reddito i propri immobili.

A questo fine il Comune di Bologna ha mosso un primo passo. In via Capo Rizzuto, alla periferia nord-ovest di Milano, di buon mattino un gruppo di famiglie rom romene viene allontanato dalle baracche che avevano costruito. Mentre le ruspe distruggono il piccolo quartiere, gli sfollati, con i pochi bagagli sottratti alla distruzione, si ritrovano sotto una pianta nei pressi di Molino Dorino per ripararsi dalla calura estiva senza sapere che fare e dove andare. Sono cittadini extracomunitari, la gran parte sprovvisti di permes- so di soggiorno.

Si tratta di un centinaio di persone, la maggior parte di essi so- no minori. In via Ripamonti, alla periferia sud di Milano, di buon mattino un gruppo di famiglie rom romene viene allontanato dalle loro barac- che che le ruspe stanno distruggendo. Gli sfollati si ritrovano in un piccolo spiaz- zo, a fianco della strada, intirizziti dal freddo, senza sapere che fare e dove an- dare. In via San Dionigi, alla periferia sud-est di Milano, di buon mattino un gruppo di famiglie rom romene, viene allontanato dalle baracche che avevano costruito e soprattutto ricostruito almeno due volte dopo due incendi.

Nella maggioranza dei casi, le famiglie si disperdono sul territorio alla ricerca di un altro luogo tranquillo e non troppo in vista per edificare una nuova abitazione di fortuna, con la consapevo- lezza che, prima o poi, potrebbe succedere ancora di essere allontanati. Almeno per la prima sera a tutti veniva assicurato un tet- to sopra la testa, una branda per dormire e un piatto caldo per la cena.

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Da un anno i primi nu- clei familiari abitano in una casa privata. La condivisione e il confronto hanno generato, per passaggi graduali, sviluppi impensati. Le famiglie che hanno rea- lizzato questo percorso provengono da campi regolari e abusivi, nei quali conti- nuano ad avere parentele e relazioni. Servono tempo e risorse: la storia iniziata con il primo gruppo dura ormai da tre anni. Il tempo ha permesso di conoscersi, confrontarsi, litigare e rispet- tarsi.

Il lungo confronto, fatto di momenti assembleari e soprattutto di colloqui nei quali si sono definiti percorsi su misura per i singoli nuclei familiari, ha per- messo di crescere assieme. Per fortuna avvengono i miraco- li e le famiglie, a un certo punto, si sistemano autonomamente. Alcuni preferiscono altro: in un quadro certo faticoso, ma tutto considerato consolante, lascia spazio alla riflessione la scelta di alcuni nuclei familiari, che dopo aver sperimentato soluzioni abitative normali, hanno scelto di tornare con i propri figli in baracca senza luce, acqua potabile, servizi igienici , che ha il van- taggio di essere a costo zero.

A oggi, sono circa trenta le famiglie rom della provincia di Mantova che vivono in alloggi popolari. Inoltre, saranno perseguiti altri importanti obiettivi che da anni a Mantova si stanno curando. Il primo riguarda specificatamente noi operatori. Alberto Caldana, presidente di Porta Aperta, diventa asses- sore alle Politiche sociali. Pertanto le collaborazioni potevano insistere su una cordiale relazione fra colleghi, ma non sulla condivisione dei presupposti operativi. Que- ste modifiche al PRG, accolte dal Consiglio comunale in fase di controdeduzio- ne, furono definitivamente rigettate dalla Provincia di Modena.

Il pro- getto venne accantonato per i costi altissimi di realizzazione, e per la posizione del terzo settore modenese che aveva iniziato a lavorare con alcune famiglie di sinti su percorsi in comuni lontani da Modena. Proposta che non ha portato a risultati concreti. Una verifica anche costante, ma che tralasciava la lettura delle risorse che si po- tevano mettere in campo. Nello stesso periodo, viene pubblicato il libro Strada, patria sinta, in cui De Barre racconta la storia della sua famiglia. Il libro porta a riscoprire la storia dei sinti a Modena non come una storia a parte, ma come intreccio co-costruito di momenti e di spazi comuni.

De Barre, dopo la presentazione del libro, prende accordi con la Circoscri- zione n. La Circoscrizione acconsente. Nel frattempo le carovane sosteranno su un piazzale della circoscri- zione in via Fossa Monda. Per giungere a questo risultato ci sono stati un passaggio amministrativo in Circoscrizione, il dibattito in Commissione e il passaggio in Consiglio comunale. Circolano volanti- ni in cui si parla di furti nelle case e di campi nomadi-immondezzai.

Una consigliera della minoranza, inseguendo gli umori del pubblico, par- la del degrado del campo nomadi, di una paura diffusa e non tollerabile e del fatto che i sinti siano persone comunque sgradite. Questo av- viene in un clima molto teso, in cui il pubblico giunge a offendere esplicitamen- te alcuni consiglieri. Altri due nuclei familiari allargati hanno indivi- duato una soluzione presso comuni limitrofi.

La Giunta fa quadrato e decide di dichiarare pubblica- mente i quattro siti in cui verranno realizzate le aree, e procedere al confronto con i cittadini. Diversa la situazione della circoscrizione verso ove- st, che non ha mai avuto insediamenti di rom e sinti. In questo quartiere le as- semblee con la cittadinanza sono state tesissime. Gli assessori presenti vengono bersagliati con le critiche peggiori.

Cresce la protesta popolare, che si struttura in un comitato agguerritissi- mo. La maggioranza dei sinti si dissocia. Anselmi sostiene che questo accadeva anche a Bologna: dagli anni Ottanta nei quartieri in cui si costruivano i campi, si vietava la sosta prov- visoria in qualsiasi altra area. A partire da questo racconto si sviluppa una discussione in cui emergono due posizioni differenti. Anselmi sostiene che un campo grande, in cui ogni area viene se- parata da muretti, e dove ognuno ha il suo spazio, potrebbe anche essere fun- zionale, come un villaggio.

Pensate a come stavamo a Baccelliera, dove non si poteva dire niente al vici- no se teneva la musica alta, e per qualsiasi cosa si finiva per litigare. Se qualcuno veniva a fare danni, la cosa ricadeva su tutti. I gagi del quartiere smettevano di sop- portarci come fossimo tutti uguali. Ed era la legge per i sinti e per i gagi.

Inoltre ci vorrebbe un antincendio. Ma come fanno i vigili a essere presenti di notte? Si chiede qualcuno. A riguardo consentiteci di inserire il nome di Daniela Giuliani, a cui va la nostra mas- sima riconoscenza. Alla fine del- la Seconda guerra mondiale, il Baluardo viene utilizzato per dare un alloggio alle famiglie di sfollati. Qui trovano spazio anche le famiglie sinte in sosta invernale. In alcuni casi sono state investite poche risorse finanziarie, in altri mol- te ma, a causa della cattiva gestione, i risultati sono stati comunque scarsi. Tutti italiani quindi, che per cultura preferiscono vivere con la fami- glia allargata: nonni, genitori, figli e nipoti.

Le aree residuali sono terreni che ri- mangono liberi e che di solito sono interni ad aree agricole, oppure che, in se- guito a grosse urbanizzazioni o alla realizzazione di opere pubbliche, rimango- no inutilizzati. Nelle microaree, in tutti i casi descritti, le utenze sono a totale carico delle famiglie. Ogni allog- gio prevede un locale soggiorno-cottura, due camere da letto, un bagno, ha im- pianti autonomi, ingressi indipendenti, il posto auto coperto e un giardino adia- cente alle palazzine. Essendo prevista la partecipazione economica da parte degli operatori sinti al finanziamento del progetto, una quota dello stipendio del lavoro di muratori, decisa dai sinti stessi, viene accantonata e successivamente detratta dal Comune di Padova dalla retta di affitto o dalla quota di riscatto.

Il denaro speso per gli sgomberi o la costruzione di megacam- pi dovrebbe essere usato in maniera migliore finalizzando le risorse a una effi- cace integrazione nel nostro tessuto sociale. Non dimentichiamo che i rom e i sinti sono vittime di tutti e tre i tipi di raz- zismo che conosciamo: da esclusione, da assimilazione, da paura. In ogni caso, le persone intervistate dichiarano di essere piuttosto in linea con le opinioni espresse, in momenti informali, dalla propria cerchia di conoscenze e dalle persone abitualmente frequentate.

Gli altri intervistati hanno conoscenza indiretta delle famiglie rom e sinte, tramite la scuola oppure attraverso i contatti con le Caritas locali, per il ritiro di pacchi di viveri o vestiario. A livello politico generale ritengono sia necessario definire un progetto con- diviso con i cittadini, includendo sia i cittadini rom sia i cittadini non rom, che gli intervistati ritengono debbano essere destinatari del programma tanto quan- to i rom. Nessuno degli intervistati, inoltre, identifica le famiglie rom e sinte presenti a Trezzo come pericolose.

Dopo la prima fase di contatto, hanno cominciato a emergere una serie di temi ricorrenti. Anche le donne contribuiscono al reddito familiare con lavori sal- tuari, spesso di vendita porta a porta. Non abbiamo mai riscontrato casi di sfruttamento, maltrattamento o man- canza di rispetto nei confronti delle donne e dei bambini. Altre famiglie, a questa imparentate, risiedono nella provincia di Bergamo, nella provincia di Varese e in Brianza.

La terza e ultima premessa riguarda gli aspetti metodologici. Di seguito riportiamo lo schema dei moduli trattati evidenziando per cia- scuno il livello di sviluppo: — Modulo culturale. Ri- sultati raggiunti: realizzazione di progetti specifici di integrazione sociale con soggetti e famiglie. Risultati attesi: costituzione di un gruppo di lavoro multidisciplinare per il monitoraggio dei processi di inclu- sione urbana dal punto di vista sociale, urbanistico e della sicurezza.

In particolare sono stati raggiunti risultati interessanti dal confronto tra i diversi settori del Comune impegnati a elaborare una proposta coordinata e condivisa sui risultati che i diversi moduli di volta in volta producevano. Non abbiamo, infatti, mai ridotto la questione del disagio abitativo a un problema riconducibile a una soluzione. Abbiamo sempre pensato alla partecipazione, di- retta e dal basso, come a uno strumento di lavoro e mai come a un obiettivo fi- ne a se stesso.

Molto spesso, nei progetti rivolti a persone che esprimono uno stile di vita diverso da quello convenzionale, gli insediamenti abitativi vengono disegnati per un utente non conosciuto, i cui bisogni sono interpretati secondo standard tipi- cizzati o frutto di stereotipie culturali. Per questo motivo i progetti di AdC vengono sviluppati attraverso il coinvol- gimento diretto di tutti i soggetti interessati, dai fruitori alle istituzioni enti pro- motori, comuni, province sino a includere gli attori presenti sul territorio asso- ciazioni, operatori del terzo settore, scuole, vicini di casa.

In questo senso il progetto deve occuparsi di costruire, insieme alla casa, anche la rete di rela- zioni tra questa e il territorio. Nei cantieri sono presenti diverse figure professionali — il di- rettore dei lavori, il direttore del cantiere, il capomastro e i tutor per gli impian- ti, i mediatori sociali — che accompagnano il lavoro dei rom fino alla fine della costruzione. Da allora la struttura ha ospitato individui e famiglie con diverse forme di disagio sociale, e la cittadi- nanza ha preso a identificare questo luogo come luogo di isolamento e degra- do. I bagni e i servizi diven- tano quasi subito inutilizzabili, le situazioni igieniche si fanno intollerabili, le spese di manu- tenzione onerose.

Scoppiano risse che nei piccoli insediamenti costituiti da famiglie allargate non avvenivano o venivano risolte con accordi e allontanamenti temporanei, senza creare ti- toloni nei giornali. Chi cerca di trovare un lavoro fuori dal campo, non ci riesce. Torna ricorrente la proposta di munire i rom di tessere magnetiche per facilitarne il controllo. Quando si crea un ghetto, bisogna poi presidiarlo. In effetti, per la realizzazione di un progetto di rialloggio delle famiglie rom o zingare gli enti locali devono sentire il loro intervento come legittimo. Due testi di legge hanno definito e precisato gli obiettivi e gli obblighi degli enti locali in materia di accoglienza e di abitazione dei rom.

Il PLH viene elaborato di concerto dal Comune, lo Stato, le associazioni e il complesso degli attori delle politiche per la casa.

Turismo a Sesto Calende

Gli insediamenti vecchi, in terreni un tempo a maggese, sul li- mitare delle zone urbane, oggi sono al centro di quartieri in via di sviluppo e di progetti di riqualificazione urbana. I piccoli villaggi La prima fase seguita alle nuove leggi regionali ha privilegiato lo studio e la rea- lizzazione di piccoli insediamenti a misura di gruppi familiari allargati. A distanza di anni, la riuscita di questa esperienza resta fortemente simbo- lica: infatti, le esperienze analoghe sono minime, e di gran lunga prevalgono i progetti non andati a buon fine. La diffusione dei gruppi rom sul territorio urbano solleva inevitabilmente conflitti difficili da gestire, induce nella popolazione dei quartieri destinati agli interventi e a volte in esponenti politici e amministratori un istinto difensivo che trova alimento nei pregiudizi, negli stereotipi, nelle leggende metropolitane.

A partire da quel momento, gli inserimenti di fa- miglie rom tramite le graduatorie ERP e le assegnazioni sociali ha cominciato a segnare numeri significativi. Anche questa strategia, come le altre, presenta elementi positivi e risvolti problematici. Queste sono solo in parte da attribuire alle famiglie rom, e in altra parte a pregiudizi e atteggiamenti di rifiuto. Manca, in molti casi, un servizio strutturato e competente di accompagnamento, in grado di trattare i diffe- renti problemi.

Siamo indub- biamente in una situazione nuova, che segna una rottura con la politica tradi- zionale dei campi nomadi. Interventi su spazi auto-organizzati da rom e sinti I tempi lunghi dei processi di superamento dei campi nomadi e il progressivo degrado delle condizioni di vita al loro interno hanno spinto molte famiglie in particolare di sinti, ma anche di rom a cercare e attrezzare aree private su cui vivere, come strategia di fuga dal campo. Questo tipo di azione, peraltro formulata nella L. Anche nel caso di Pisa e Lucca la realizzazione dei villaggi avrebbe inciso in maniera definitiva sui campi di Coltano e di via della Scogliera.

Ambedue i progetti prevedono forme di inserimento accompagnato in al- loggi reperiti e gestiti dalle associazioni che hanno aderito al progetto. In ambito scolastico, lavorativo, degli stili di vita, e anche nella cultura abitativa i rom vengono solitamente trattati come persone e popola- zioni da educare o rieducare alle regole comuni. Compiuta questa scelta preliminare, non abbiamo cercato casi che esempli- ficassero dei processi. Abbiamo scelto i casi rilevanti sulla base della nostra conoscenza pre- gressa, tenendo conto di due accortezze. In primo luogo, ci interessava lavorare sulla dimensione espressiva dei casi di politica pubblica.

Non volevamo dare ricette. Ovviamente il libro racconta anche di questioni strumentali, di coeren- ze e contraddizioni fra mezzi e fini. Abbiamo titubato, non sapendo se ci avrebbe portato su un binario morto. I casi che abbiamo selezio- nato non sono esempi di qualcosa. Non intendiamo descrivere le politiche locali per i rom e i sinti in Italia. La produzione di condizioni insalubri che attentano alla salute e riducono tragicamente le aspettative di vita.

Il ricorso ciclico allo strumento dello sgombero, effettuato in assenza di al- ternative proposte. La por- tata universale di quanto acquisito favorisce degli apprendimenti istituzionali di cui si giovano tutti gli abitanti. Il quinto punto il fatalismo viene indeterminato dalla maggior parte dei ca- si qui raccolti. Si pensi alle considerazioni di Lucatti sui servizi sociali da lei ani- mati. Il nono punto il ciclo degli sgomberi viene indeterminato sia dai casi to- scani che da quelli emiliani. Sot- tostanti alle politiche dei campi e degli sgomberi le due cose procedono sem- pre insieme vi sono scelte innanzitutto.

I costi politico-elettorali ed economici del prendere le distanze da quel modello sono tuttavia meno ingenti di quanto non potrebbe sembrare a prima vista. Dovendo lavora- re su casi studio raccolti da altri, e senza aver potuto indirizzare completamen- te la raccolta di tutti i dati e le informazioni pertinenti, la nostra comparazione ha degli obiettivi molto modesti.

Per perseguire questo obiettivo abbiamo usato una metodologia ben rodata, ma di cui nei prossimi sottoparagrafi non diamo conto nel dettaglio. In ogni contesto locale gli attori politici approfittano di questi conflitti per cercare di ottenere consenso: molti giocano a esasperare il conflitto, e tentano di polarizzare le posizioni in campo. I casi di Modena, Mantova, Buccinasco e Padova mostrano, ad esem- pio, operazioni di localizzazione che non sono state effettuate di nascosto, ma garantendo una piena informazione preventiva, senza sottrarsi ma implicandosi nel conflitto.

Informando e discutendo nei quartieri in cui si intendeva pro- muovere un insediamento per i rom o per i sinti. Dandosi tempi lunghi e ritmi serrati. In cosa consistono le mediazioni di cui abbiamo parlato finora? Anche per questa ragione, probabilmente, nes- suno dei casi da noi analizzati si caratterizza esclusivamente in termini di me- diazione imperativa.

Nei casi di Buccinasco, Lione, Padova e Rovereto si delinea un processo non coercitivo di mediazione in cui le parti cercano soluzioni di compromesso ap- poggiandosi sulla presenza di un terzo. Diversamente, le innovazioni da noi osser- vate emergono tutte da una moltiplicazione degli strumenti a disposizione del go- verno locale. La pluralizzazione degli strumenti messi in campo rappresenta un motore di cambiamento molto forte per le politiche pubbliche locali.

Quattro sono i tratti significativi che ci sembra importante non lasciare impliciti. Gli attori pubblici possono essere distinti in due categorie: il potere politico e la pubblica amministrazione. Il terzo settore svolge, nella gran parte dei casi, una funzione di mediazione tra le istituzioni e i destinatari delle politiche. In questo caso possiamo parlare di un modello di partnership. Sono i casi di Firenze, Pisa e Trento.


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Fanno parte di questa casistica le situazioni di Pavia e Milano. Esito a cui non sempre sembrano sottrarsi a sufficienza gli stes- si attori del terzo settore. Queste sono di tre ordini. In termini generali, molta ricerca ha messo bene in luce come spesso il terzo settore non riesca a contrastare questa tendenza cfr. Non a caso tutti i contributi auspicano un orizzonte di integrazio- ne per mettere a regime gli interventi attuali. Infine, ci preme sottolineare un ultimo aspetto. Questi attori mostrano dunque di riusci- re raramente a uscire dal pregiudizio e dalla diffidenza. Natural- mente i diversi livelli politici partecipano finanziariamente ai progetti in misura diversa.

Vi sono poi casi in cui gli interventi sono co-finanziati da enti e istituzioni private. Che cosa finanziano gli attori pubblici? Sono accomunati, inoltre, da una durata piuttosto breve, compresa tra i sei mesi e i tre anni. Il coinvolgimento dei diretti interessati Le politiche che abbiamo osservato si caratterizzano con una certa precisione per il coinvolgimento dei destinatari a cui si rivolgono. Lo stampo principale de- gli interventi nei confronti dei gruppi zigani era ben differente. Ci concentreremo in questo paragrafo soprattutto sul nodo del coinvolgimento dei rom e dei sinti ma, come abbiamo visto nel PAR.

A questo proposito, tre ordini di ragionamento possono essere sviluppati a partire da una lettura trasversale dei casi. Questo ci di- cono i casi di forme di mediazione espressiva in cui si creano dei dispositivi di dialogo e confronto fra i cittadini, compresi i cittadini rom e sinti a Padova e Pi- sa, ad esempio. La loro analisi com- parativa ci ha permesso di trarre alcune lezioni importanti, ma il lavoro di ricer- ca da fare resta ancora molto. I cambiamenti e le innovazioni si possono venire a creare attraverso piccoli sco- stamenti continui displacement o per sovrapposizione di strati comulativi laye- ring.

Possono, infine, avvenire a causa della auto-distruzione di istituzioni e stili di politiche precedenti exhau- stion. Caruso ha scritto i PARR. Vitale ha scritto le re- stanti parti del testo. Queste due frasi sono tratte da forum pubblici su Facebook. Di fronte a gruppi dello stesso livello con ordini normativi differenti, spesso incapaci di gestire un conflitto generativo di nuovi legami e apprendimenti normativi, gli enti locali, in quanto istituzioni intermedie tendono a gerarchizzare e porre su un piano inferiore la parte con cui sono in contrasto.

In questa direzione si sta muovendo anche la Regione Sardegna. Per un utile parallelo con altri ambiti di politica sociale, cfr. Bibliografia AA. Ambrosiani, A. Tosi a cura di , Vivere ai margini. Ambrosini, A. Mori, giudei e zingari nei paesi del Mediterraneo occidentale. Neveu sous la direction de , Espace public et engagement politique.

BECK U. Studi sul cambiamento orga- nizzativo nella pubblica amministrazione, FrancoAngeli, Milano. Battistelli a cu- ra di , La cultura delle amministrazioni fra retorica e innovazione, Milano, Fran- coAngeli. Donolo a cura di , Il futuro delle politiche, Bruno Mondadori, Milano. BITU N. Rom e sinti in provincia di Venezia, Nuova Dimensione, Portogruaro.

Quando le politiche en- trano in casa, in L. Bifulco a cura di , Le politiche sociali. Temi e prospettive emer- genti, Carocci, Roma. BUSI R.

Dai torrenti ai condomini, FrancoAngeli, Milano. Storia di una giovinezza, Adelphi, Milano. Pellizzoni a cura di , Democrazia locale. Amiotti, A. FERA G. Studio sociologico giuridico, F. FOTI M. New Forms of Local Social Governance? HALL P. JARY D. Bezzecchi, M. Pa- gani, T. IV, n. LEE K. Storia e problemi di una minoranza esclu- sa, Edizioni XL, Roma. Cammarota, A. Marino, A. Agry Kwame , di 26 anni, del Ghana, fu attaccato da un gruppo di uomini per le strade di Rosarno, nel pomeriggio dell'8 gennaio.

Ha poi trascorso una settimana in ospedale a curarsi dalle ferite. Sia il pubblico ministero e il giudice del processo hanno escluso la circostanza aggravante della motivazione razzista. Il pubblico ministero non ha chiesto la circostanza aggravante della motivazione razzista. Bellocco sceso dalla sua auto aveva attaccato Tapily, a quel punto inerme, e causato lesioni ai carabinieri che tentavano di proteggere Tapily dai suoi colpi. Cinque immigrati africani sono stati giudicati colpevoli e condannati alla fine di gennaio per gli incidenti durante la rivolta che ha seguito le prime sparatorie partite da macchine in corsa il 7 gennaio.

Nel mese di aprile , la polizia ha arrestato 30 persone per accuse relative allo sfruttamento dei lavoratori migranti dentro e intorno a Rosarno. Secondo dati della polizia, 20 aziende e aree agricole sono state sequestrate nel corso dell'operazione. In seguito allo stupro e omicidio di una donna italiana di 47 anni alla fine di ottobre da parte di un uomo rumeno arrestato subito dopo il delitto, vi furono due attacchi di bande che presero di mira cittadini rumeni. Un gruppo di persone, secondo quanto riferito tra cui una donna, attaccarono un gruppo di rumeni in un parcheggio di un centro commerciale a Tor Bella Monaca il 2 novembre Nella notte del 15 febbraio , una folla di circa 20 uomini con il volto coperto e armati di mazze entrarono in un ristorante di kebab nella zona di Porta Furba di Roma attaccando coloro che erano dentro.

Quattro rumeni furono feriti negli attentati, due dei quali hanno avuto bisogno dell'ospedalizzazione. Altri attacchi hanno seguito lo stupro di una ragazza di 14 anni in un parco del quartiere avvenuto il 14 febbraio; la stampa ha riferito che la polizia era alla ricerca di due uomini con accento dell'Est europeo. Nelle prime ore del mattino del 14 settembre , Abdoul Salam Guiebre, cittadino italiano di 19 anni di famiglia originaria del Burkina Faso, era andato con due amici in una caffetteria che sembrava aperta.

Durante il loro giudizio in Tribunale, il proprietario del bar e suo figlio hanno detto di credere che gli uomini avessero rubato denaro dal bar. Secondo la sentenza, il padre, che era vicino al suo furgone sulla strada davanti al bar, aveva visto gli uomini andarsene. Ha chiamato il figlio, che era al momento nel retro del bar e non aveva visto nulla, e hanno preso il loro furgone per seguire Guiebre e i suoi amici. A seguito della loro confessione, i due imputati sono stati condannati nel luglio di omicidio volontario e condannati a quindici anni e quattro mesi di prigione.

Il padre di Guiebre ha espresso a Human Rights Watch il profondo disappunto della famiglia con la condanna:. Al momento della scrittura di questo rapporto, otto agenti della Polizia Municipale di Parma si trovano sotto processo per gli abusi commessi nel settembre nei confronti di un uomo di 22 anni, il ghanese Emmanuel Bonsu. Il pubblico ministero ha chiesto la circostanza aggravante di discriminazione razziale nei confronti di due degli otto ufficiali attualmente sotto processo.

Prima di lasciare il Senegal, per sei anni era stato percussionista della Compagnia nazionale senegalese di danza. La mattina del 27 febbraio , Mboup era andato a un mercato di strada a Roma per comprare un paio di jeans. Mboup ha denunciato il reato due giorni dopo alla stazione dei Carabinieri vicino a casa sua.

Saturday, May 11, 2013

Il pubblico ministero non ha richiesto la circostanza aggravante della motivazione razziale. Ha ammesso l'attacco solo al momento di recarsi in ospedale. Ali ha raccontato a Human Rights Watch che un passante si era fatto avanti e aveva dato alla polizia una descrizione sommaria del gruppo di giovani che lo avevano attaccato, ma sostiene che la polizia non abbia preso il nome o il contatto del passante.

A quel punto gli investigatori avevano stabilito che Ali era stato vittima di estorsione, costretto a pagare denaro da una banda di giovani uomini. Egli ha individuato uno dei suoi aggressori e altri due uomini responsabili dell'estorsione. Ha spiegato,. Il procuratore non ha potuto dire se gli immigrati fossero stati particolarmente presi di mira dalla banda di estorsori a causa della loro origine etnica, o soggetti a conseguenze particolarmente violente per non avervi soggiaciuto.

Sow ha perso definitivamente l'uso del suo occhio sinistro a causa dell'attacco. Se tu ti sei perso, chiami un italiano e ti viene a prendere ovunque tu sei e ti porta a casa tua. Ma qui in Italia, ci sono politici che usano gli stranieri e motivano la gente a fare male agli altri. Tu lo sai bene vedi sempre i giornali, sempre stranieri stranieri. Ma quanti italiani sono fuori dal Italia? Sono i politici che danno delle idee a questa gente ignorante. Un pubblico ministero di Roma ha messo sotto accusa un uomo per aggressione aggravata dalla motivazione razziale per il feroce attacco, il 2 luglio , contro Willy Lulua, un rifugiato proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, che stava distribuendo volantini in un quartiere centrale di Roma.

Lulua ha raccontato a Human Rights Watch di sperare di vedere fatta giustizia.

L'accoglienza in Germania, luci e ombre

La giustizia deve fare il suo lavoro. Abdul Latif fu aggredito a Tor Bella Monaca nel mese di agosto Il trentaquattrenne Latif vive in Italia dal Nei giorni precedenti l'assalto, una donna era entrata due volte nel negozio di alimentari a Tor Bella Monaca dove Latif lavorava, aveva tentato di rubare merce, chiedendogli ingenti somme di denaro, minacciandolo se non glieli avesse dati. Latif aveva rifiutato di darle i soldi, e la aveva fermata in una prima occasione mentre cercava di prendere dal negozio 11 bottiglie di olio di oliva senza pagare.

Latif fu accoltellato tre volte al fianco. Nel , Mahbub Miah era stato attaccato a tarda notte mentre rientrava a casa dal lavoro. Gli avevano poi rubato portafoglio e orologio. Sono rimasta 26 giorni a casa. Tuttora sento dolore se dormo su quella spalle. Nell'estate del , qualcuno ha tagliato le gomme e rotto le finestre della macchina di Mohamed Massoum Miah fratello di Mahbub e comproprietario del bar. Beyene non sa se da allora vi siano stati eventuali sviluppi del caso.

Li ho visti impegnati. Si stima che circa Anche se molti rumeni che vivono in Italia non sono Rom, le due categorie sono spesso confuse dai mezzi di comunicazione e nella percezione pubblica. Molti Rom in Italia sono immigrati dalla ex Jugoslavia, con un afflusso significativo nel corso degli anni Novanta. Il termine Sinti si riferisce a un particolare gruppo etnico considerato come facendo parte della popolazione Rom europea.

In tutta questa sezione quando si fa riferimento alla categoria generale di Rom, si deve intendere come comprendente i Sinti. Le nostre interviste, con persone che hanno denunciato anche abusi fisici, hanno confermato il parere delle ONG che rappresentano o che lavorano con i Rom, che essi sono estremamente riluttanti a denunciare le discriminazioni o gli abusi di qualsiasi tipo.

Tanti non sono in regola e hanno paura. Gran parte della violenza contro i Rom si verifica nei campi in cui vivono o intorno a essi. Nel maggio del , poliziotti e carabinieri in tenuta anti-sommossa hanno impedito ai residenti di un accampamento temporaneo autorizzato in via Triboniano, a Milano, di marciare verso il Municipio per protestare contro la mancanza di progressi nei negoziati per avere assegnato un alloggio alternativo, una volta che il campo venga smontato.

I residenti avevano creduto, erroneamente, che la marcia fosse stata autorizzata. Ne sono seguite sommosse, con le forze dell'ordine che sparavano ronde di gas lacrimogeni dentro il campo dopo averne chiuso tutte le uscite per diverse ore. I carabinieri hanno poi accusato Vataflu di resistere violentemente il blocco e di avere attaccato un agente con un pezzo di una sedia rotta. Angela e le altre donne e bambini erano a capo della folla fuori del campo, ha detto,. L'autopsia ha stabilito che il feto era morto qualche tempo prima dell'attacco.

Gli sforzi volti a rimuovere, spostare o impedire l'insediamento di campi rom hanno talvolta comportato gravi atti di violenza. Molti gravi accadimenti che si sono verificati prima delle violenze di Ponticelli sono dettagliati qui di seguito. Il 10 maggio , una donna italiana di Ponticelli, un quartiere di Napoli, ha accusato una adolescente Rom proveniente dalla Romania di avere tentato di rapire la sua bambina di sei mesi.

Dice la donna di avere trovato la ragazza, Angelica V. Angelica V. Poche ore dopo l'arresto di Angelica V. Due uomini sono stati arrestati nel dicembre con l'accusa di saccheggio, incendio doloso e devastazione. Nel gennaio , il Tribunale per i Minorenni di Napoli ha condannato a tre anni e otto mesi di reclusione Angelica V. Nel settembre del , il Tribunale per i Minorenni ha esteso la detenzione in carcere di Angelica V. Per due notti di fila, il 19 e 20 settembre , una folla di circa 40 uomini che indossavano passamontagna ha attaccato un insediamento improvvisato di Rom nella zona di Ponte Mammolo alla Tiburtina, un quartiere di Roma.

Secondo i media, gli uomini erano armati di bottiglie molotov, spranghe di ferro, mazze e catene. La sera del 21 dicembre , un gruppo di residenti in Opera, cittadina alla periferia di Milano, ha scatenato una violenta protesta contro un campo rom. Nessuna persona rimase ferita nell'attacco. Nove individui, tra cui Fusco, sono state poi perseguiti per istigazione alla commissione di un reato. Fusco aveva esortato la folla a occupare la tendopoli in una riunione in Municipio poco prima dell'attacco. Tutte le altre sono state assolte, compreso Fusco. Il pubblico ministero incaricato della fase preliminare non ha sostenuto che l'attacco avesse avuto sfondo razziale.

Gli agenti dello Stato frequentemente molestano e commettono abusi contro i Rom, anche fisicamente, durante gli sgomberi di insediamenti non autorizzati o improvvisati, o incursioni contro di essi. In altri casi, gli abusi si verificano quando i Rom si trovano in compagnia o in custodia delle forze dell'ordine per qualunque motivo, anche durante procedure amministrative.

Una delegata dell'ufficio del sindaco di Roma era sul posto per supervisionare l'operazione. Me ne vado. Il piano nomadi va rispettato. Il 5 settembre , tre famiglie Rom italiane hanno sostato con le loro roulotte in un parcheggio comunale di Bussolengo, in provincia di Verona. Cristian Hudorovich, che ha 37 anni, ha detto che uno degli ufficiali ha afferrato e fracassato a terra il suo telefono mentre stava cercando di chiamare la Polizia per denunciare la violenza, e gli ha sferrato dei pugni in faccia.

Il quindicenne Michele Campos ha detto nella sua denuncia alla Polizia che i carabinieri della caserma di Bussolengo lo hanno picchiato con un bastone. Il terzo fratello, di 20 anni, Paolo Campos, ha dato una descrizione dettagliata nella sua denuncia di un pestaggio a calci e pugni subito da due militari in caserma. Uno di loro, secondo la denuncia, lo ha minacciato di altro se avesse parlato al suo rilascio di quello che era successo.

Il rapporto dei Carabinieri afferma che gli agenti avevano invitato Angelo Campos a salire in macchina di pattuglia in quanto:. Il rapporto dei carabinieri accusa anche Sonia Campos di avere cercato di rubare la pistola del maresciallo. Tutti e tre sono stati difesi da avvocati. Secondo Carlo Berini, il direttore di Sucar Drom, i due uomini sono stati trattenuti in detenzione al fine di spingere le famiglie a ritirare le loro denunce contro i carabinieri.

Gheorghe ha detto che ha raccontato al giudice del suo processo dell'abuso, mentre la polizia ha detto che Gheorge avrebbe opposto resistenza all'arresto e attaccati con un coltello. Ha un lavoro regolare e frequenta la scuola secondaria superiore. Non aveva mai incontrato il suo avvocato nominato dal tribunale prima dell'udienza. Come osservato nel capitolo II, il Governo italiano non raccoglie dati comprensivi a livello nazionale sulla violenza di matrice razzista e xenofoba.

Le statistiche della Direzione Centrale della Polizia Criminale per il periodo mostrano che ci sono state 27 segnalazioni di reati in violazione della legge del , nel e , e 37 notizie di reato nel Tutti i rapporti della Polizia e dei Carabinieri sulle denunce sono immessi in una banca dati centralizzata. Non sono disaggregati per reato specifico. Le statistiche, inoltre, non comprendono i casi in cui un pubblico ministero non ha chiesto l'applicazione della circostanza aggravante della motivazione razziale.

Il documento non chiarisce se informazioni sono state ottenute da tutte le procure e tribunali di tutto il paese. Un rappresentante del Ministero della Giustizia ha riconosciuto che la raccolta e la sistematizzazione dei dati sono parziali e problematiche. Diversi casi documentati in questo rapporto non hanno portato ad arresti o ad azioni penali. Le accuse contro carabinieri per abusi commessi a danno di vari membri di una famiglia Rom a Bussolengo nel settembre non sono mai state indagate.

Il diritto internazionale dei diritti umani stabilisce un preciso dovere di fornire un rimedio efficace alle vittime di violenza, sia che sia avvenuta per mano di funzionari pubblici che per quella di individui privati. Il pubblico ministero in quel caso ha spiegato a Human Rights Watch che non ha deciso di chiedere la circostanza aggravante in quanto,. Nel luglio del , tuttavia, una diversa sezione della Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della circostanza aggravante nel caso di una rapina violenta accompagnata da epiteti razziali. L'ufficio del procuratore di Napoli ha incaricato quattro sospettati di omicidio aggravato dalla motivazione razziale per la strage del 18 settembre , in cui furono uccisi sei uomini.

I procuratori sostengono che un presunto boss del clan, uno degli imputati del caso, ha ordinato gli omicidi per inviare un messaggio ai concorrenti africani nel mercato della droga illegale. I neri, per loro, erano tutti uguali Cosa che avvenne. Quattro casi discussi in questo rapporto riguardano le accuse di maltrattamenti a poliziotti o carabinieri contro Rom. In due di questi casi, le vittime hanno presentato una denuncia ufficiale o detto a rappresentanti della giustizia degli abusi. Human Rights Watch ha anche parlato con tre persone che hanno raccontato di avere subito maltrattamenti per mano della polizia o dei carabinieri, e uno ha testimoniato della violenza di alcuni agenti della Guardia di Finanza.

In tutti questi casi, la situazione precaria delle vittime — migranti irregolari o Rom che vivono in campi di fortuna — ha frenato la denuncia dei presunti abusi. Ancora, Human Rights Watch ha parlato con due persone che hanno denunciato di avere subito gravi lesioni durante le operazioni della Polizia Municipale contro lo spaccio di merce illegale.

Siamo profondamente grati alla Open Society Institute per il generoso sostegno finanziario. Salta al contenuto principale. Marzo 21, Sintesi Negli ultimi anni, il razzismo e la xenofobia hanno generato una crescente violenza in Italia. Rendere obbligatoria la formazione del personale delle forze dell'ordine per individuare, investigare e rispondere ai crimini motivati, in tutto o in parte, da pregiudizi razziali, etnici, o xenofobi.

Rendere obbligatoria la formazione per i pubblici ministeri, sulla pertinente legislazione nazionale, in particolare sulla circostanza aggravante della motivazione razziale. Il contesto Aiuto E si inizia a enfatizzare i delitti compiuti da immigrati. Siamo preoccupati per i nostri figli, che sono italiani ma che potrebbero diventare cittadini di secondo grado. Le parole, dunque, contribuiscono a tematizzare la presenza degli immigrati in Italia con un riferimento forte alla minaccia costituita dagli stranieri alla sicurezza degli italiani.

Quando vedono che sei straniero, ti guardano, vedi che sono spaventati, magari cambiano strada. La preoccupazione delle organizzazioni internazionali Il razzismo e le discriminazioni in Italia hanno attirato la costernazione delle organizzazioni internazionali. Bulgaria , il giudice ha sostenuto che: Quando si indagano fatti di violenza Voglio la rivoluzione contro quelli che vogliono aprire le moschee e i centri islamici Vanno a pregare nei deserti … Voglio la rivoluzione contro i phone center i cui avventori si mettono a mangiare in piena notte e poi pisciano sui muri: che vadano a pisciare nelle loro moschee.

Violenza contro gli immigrati e gli italiani di origine straniera Terribili episodi di violenza razzista occorsi in Italia sono state ampiamente raccontati dai media negli ultimi anni. Ero a Rosarno con un amico a fare la spesa per preparare del cibo africano. Poi ci siamo incamminati per tornare. Ho ricevuto una chiamata sul mio telefono e poi lo sparo, bam!

Vedo due uomini nella macchina. Mi ha colpito, vedo il sangue. Abbiamo visto tutti la macchina, ma non abbiamo preso il numero di targa. Era una grossa jeep blu, una Volkswagen. Questa domanda non va fatta a me. Stavo solo camminando, parlando per strada Era un macchinone nero, con a bordo due persone. Sono arrivati da dietro e mi hanno sparato. Sono tornato a casa e i miei amici hanno chiamato i Carabinieri.

Non capivo cosa dicevano. Due auto sono arrivate da dietro e mi hanno parcheggiato davanti. Sono usciti sette ragazzi. Stavano fumando, e li ho salutati passando. Mi sono voltato e ho visto che avevano dei bastoni. Poi sono arrivati tutti e sette e hanno cominciato a colpirmi.

Sono caduto; mi colpivano in testa. Non so per quanto mi hanno picchiato. Mi hanno trascinato via, verso la strada principale, vicino ad una casa. Sono svenuto. Non mi hanno detto niente; non mi hanno chiesto niente; hanno semplicemente cominciato a picchiarmi. Li ho visti in faccia. Mi hanno colpito sulla testa, sulla pancia, sulla schiena. Ho visto una cinquantina di italiani; mi hanno chiamato, ma sono corso via e mi hanno inseguito. Sono saltato su un recinto e ho cercato di scappare, ma mi hanno afferrato e buttato a terra.

Hanno cominciato a picchiarmi con bastoni e spranghe. Al risveglio, mi colava sangue dal naso. Sono andato in un agrumeto. Potevo sentire gente che sparava e parlava, ma non riuscivo a capire cosa dicessero. Ero uscito di casa per comprare qualcosa al negozio. Ho incontrato un gruppo di circa 15 italiani. In cinque o sei mi hanno preso e buttato a terra. Mi hanno rotto i denti e ridotto la faccia in questo modo. Poi sono corsi via. Comunque non posso tornare a Rosarno, non li voglio rivedere.

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Non so se la polizia sta indagando. Comunque, non posso tornare a Rosarno, quindi non li vedo. Quattro ragazzi in moto sono arrivati e mi hanno assalito per strada, e sono accorse altre persone. Ho visto otto persone.